Christian Grande - yacht designer

Intervista di  Enrico Leonardo Fagone //

Nel mondo della nautica al lavoro del designer viene da tempo riconosciuto un valore strategico, non più riferibile soltanto all’ambito strettamente estetico-formale quanto piuttosto correlato alle molteplici attività di progettazione, dalle tecnologie ai materiali, dalle metodologie ai processi di costruzione, che definiscono il vasto contesto operativo nel quale è chiamato ad intervenire. Se si considera l’evoluzione del settore e la progressiva affermazione, negli ultimi anni, dei segmenti più alti in merito ad una distinzione tipologica delle imbarcazioni a motore e a vela, lo scenario attuale pare oggi delineare nuove possibilità e modalità di approccio e sempre più frequenti trasferimenti di esperienze, tanto in ordine alle strategie di produzione di industrie e cantieri quanto in risposta ad una committenza diversificata e ad una domanda in continua crescita.

Testimone e insieme protagonista di questi orientamenti può essere considerato Christian Grande, progettista e fondatore dell’omonimo studio Christian Grande Design Works. Riconosciuto tra i più propositivi yacht designer, costantemente impegnato ad esplorare temi di ricerca sempre nuovi, vincitore di numerosi premi internazionali, Christian Grande si è distinto come uno dei professionisti più attenti a salvaguardare i valori dell’identità di marchio, la capacità fattuale che appartiene alla migliore tradizione italiana e nel promuovere una coerente innovazione, tipologica e formale. Placesweb ha incontrato Christian Grande nel suo studio a Parma, dove opera affiancato da un team di quindici collaboratori tra designer, ingegneri e modellisti, per condividere alcune riflessioni che qui di seguito pubblichiamo.

Nel suo percorso di formazione e professionale lei ha avuto modo di tesaurizzare un vasto ventaglio di competenze, dall’industrial design alla nautica, dall’interior design alla progettazione architettonica. Può spiegare le ragioni e le motivazioni che hanno guidato, sin dagli avvii, l’attività di Christian Grande Design Works? Esistono delle correlazioni tra questi diversi ambiti?

In effetti il mio percorso professionale ha preso avvio dal design automobilistico per poi estendersi a quello della
nautica da diporto, che costituisce oggi oltre il 60% delle attività svolte da Christian Grande Design Works. Il resto del lavoro comprende progetti
di industrial design, interior design e architettura. Operare in tutti questi ambiti mi ha permesso inizialmente di ampliare le esperienze e di scoprire anche
delle analogie tra barche e automobili ad esempio: il volante, che in una barca è il timone, il cruscotto che è poi una consolle, la carrozzeria le cui caratteristiche
sono in parte assimilabili a quelle di uno scafo. Questo è stato l’avvio, poi ho continuato ad esplorare un mondo più esteso e indipendente. Le imbarcazioni
più grandi sono infatti da considerare come un contenitore di potenziali contaminazioni. Lo scafo, come una scocca di un’auto, è fatto di linee, superfici, giochi
di ombre ma all’interno lo spazio può essere quello di una casa. Vi sono poi delle peculiarità proprie del mondo della nautica, come i criteri costruttivi i sistemi di movimentazione, una ‘meccanica’ che definirei artigianale, distante dalle logiche delle produzioni industriali in grande serie.

In che modo può essere definita l’operatività del designer nel settore della nautica oggi? Quale attitudine dovrebbe contraddistinguerne il profilo di attività?

Tutti questi aspetti fanno sì che il progettista sia impegnato costantemente nel seguire ogni fase del processo di realizzazione, dal disegno alle prove in mare, venendo così in contatto con tecnologie e applicazioni anche estremamente diversificate tra loro. Ritengo che la funzione del designer nella nautica oggi rivesta per questo una particolare importanza. Personalmente sono molto curioso e sono sempre stato attratto da ogni dispositivo tecnico, da tutte quelle tipologie di oggetti provvisti di una meccanica, di un apparato racchiuso all’interno di un involucro, di una forma. Questa attitudine mi ha condotto ha sviluppare nel tempo un’estrema curiosità; mi interrogo sempre su come è fatta e come funzione una cosa, soprattutto quando vi è un motore che la muove dall’interno, come l’automobile appunto o le imbarcazioni. Il progettista deve sapersi
dunque confrontare con problematiche diversificate e nello stesso tempo mantenere una visione allargata. Principi che cerco di applicare quotidianamente nell’attività di studio, nel progetto di grandi imbarcazioni come nei seggiolini per auto, tipologia di prodotti di notevole complessità costruttiva, vincolati da rigorose norme di omologazione.

Da sempre lei ha prestato una particolare attenzione ai valori dell’identità di marca, nella messa punto di un ‘linguaggio’ e di una ‘immagine’ riconoscibili, considerati elementi imprescindibili nel lavoro creativo e progettuale. Può spiegare in che modo è stato possibile esplicitare tali valori con riferimento alle esperienze condotte per Sessa Marine e Invictus?

Invictus può risultare esemplificativo in tal senso. Invictus rispetto a Sessa Marine non aveva una storia pregressa ed è stata dunque un’occasione per definire dei codici, un linguaggio direi, basato su una strategia che antepone forme lineari e pulite, sobrie e non ostentative, nello stesso tempo in grado di farsi apprezzare più che per alcuni elementi macroscopici, per l’affinamento di ogni dettaglio. L’idea stessa di robustezza, percepibile a prima vista osservando lo scafo, trova riscontro sul piano della qualità della costruzione, nel volume complessivo non svuotato ma piuttosto ‘consistente’ e ‘rassicurante’. Si è trattato dunque di definire dei ‘codici di stile’, estrapolarli da altri mondi e portarli nell’universo nautico. Ritengo che per Invictus stiamo sviluppando un tipo di prodotto che deve essere apprezzato da vicino, anche nelle più minute impunture delle sellerie, nel trattamento delle superfici che esprimono un’idea di dinamismo ma anche una intrinseca qualità formale e costruttiva.

Nel contesto degli orientamenti attuali del mondo della nautica da diporto tra i termini più ricorrenti figurano ‘lusso’ e ‘innovazione’. Al di là di ogni retorica e ricorrenza, quale significato potranno assumere per il progettista osservando il mercato e gli scenari futuri?

Quando si parla di nautica il termine lusso ricorre con una certa frequenza. Penso tuttavia che il lusso sia oggi da intendere in una diversa dimensione. Invictus ne è un esempio. All’inizio del progetto si doveva decidere con quale nuovo prodotto avviare la produzione del cantiere. Anziché indirizzarmi verso una barca di grandi dimensioni, come un 45 piedi, abbiamo convenuto con l’azienda di concentrare la nostra attenzione su una tipologia più piccola, per poi crescere, individuando una nicchia di mercato un po’ scarica nella fase attuale. Per ragioni di ordine fiscale e per la contrazione del mercato, almeno nei suoi più recenti svolgimenti, si è visto negli ultimi anni affermare un progressivo downgrade sul piano dimensionale. Tenere conto di tale orientamento si è rivelato strategico nella convinzione che un accurato lavoro d’ingegnerizzazione, una meticolosa progettazione dei dettagli e una elevatissima cura nella realizzazione avrebbero conferito un’identità riconoscibile al marchio Invictus, sollecitando l’interesse del mercato. E così è stato. Invictus ha presto incontrato il consenso del pubblico cercando di promulgare nella nautica da diporto nuovi stimoli e inedite soluzioni di progetto. Un approccio che ha trovato conferma nel successo delle gamme cromatiche, analogamente a quanto accaduto per Sessa Marine con la gamma KL (Key Largo), ispirate ai pigmenti di terra e non di mare. Al conseguimento di questi risultati credo abbiano sempre contribuito la consapevolezza, l’indole e la lungimiranza del progettista, al quale si chiede di agire come autentico ‘trendsetter’ del mercato.

PROJECT SHEET / SCHEDA PROGETTO
INVICTUS 280GT
Length overall   8,90 M
Beam                   2,84 M
Engine                MAX. 320 HP/ 240 KW
Top speed          38 KN / VP V8 – 320 E (320 HP)
Transmission   STERNDRIVE
Cabins                1
Weight including motor  2200 KG
Passenger capacity           8
Fuel tank      450 L
Water tank     70 L
Draft              0,90 L
Category       B
Design CHRISTIAN GRANDE www.christiangrande.com