Zuccon International Project

Zuccon  International  Project
ARCHITETTO E YACHT DESIGNER

Il 2016 si prospetta come un anno ricco di novità per lo studio Zuccon International Project. Sette nuove imbarcazioni progettate dallo studio
romano sono attualmente in fase di costruzione dal Gruppo Ferretti. Lo studio Zuccon ha ricevuto l’incarico da Ferretti Yachts di riprogettare
l’intera gamma, in un periodo di tre anni. Bernardo Zuccon, architetto e designer, in questa intervista ci illustra i due nuovi progetti per la Ferretti
Yachts: il primo sarà l’entry level: il Ferretti 450, mentre il secondo è il Ferretti 850, un 26 metri dalle linee sportive, disponibile in due diverse versioni;
entrambi verranno presentati allo Yachting Festival di Cannes 2016. Inoltre dopo i due progetti per un 90 e un 92 metri presentati negli anni passati,
Zuccon SuperYacht Design (la divisione dello studio romano Zuccon International Project dedicata ai megayacht, curata direttamente da Bernardo
Zuccon, figlio del celeberrimo Giovanni e astro nascente dello yacht design) è nuovamente al lavoro su un concept molto ambizioso per un superyacht di
94 metri: il 94mt Teti.

In che modo può essere definita l’operatività del designer nel settore della nautica oggi?
Quale attitudine dovrebbe contraddistinguerne il profilo di attività?

Il ruolo del designer nella nautica è di certo strategicamente importante ed è fondamentale, come noi abbiamo appreso in anni di lavoro, e non si ferma al puro fattore
estetico, al garantire un’immagine piacevole nello stile, nelle linee e nelle proporzioni. Proprio per questo non amo molto l’utilizzo del termine ‘designer’
in ambito nautico, preferisco invece parlare di ‘progettista’, per porre in risalto come il nostro lavoro abbia una particolare attenzione per gli aspetti tecnici e funzionali
oltre che estetici. Non ci occupiamo della barca soltanto come di un oggetto, una scultura da modellare, ma soprattutto come uno spazio concepito da permettere
alle persone vivere bene. Questo presuppone molti elementi che il progettista ha l’obbligo morale di considerare e garantire, in modo da supportare il cantiere in maniera completa. L’approccio degli operatori del settore è necessariamente legato a questo concetto. Entrando nello specifico del periodo storico attuale, esso è un periodo di rinascita, dopo anni decisamente bui per la nautica e per la cantieristica italiana in particolare, durante i quali, tante realtà sono state spazzate via dal mercato e chi è rimasto ha dovuto ridimensionarsi per far fronte alla crisi finanziaria. Alla luce di questo, il ruolo del progettista diventa strategicamente molto importante per riuscire a fornire degli
stimoli, che siano progettuali, formali, tipologici, stimoli che possano garantire ai cantieri di offrire dei prodotti capaci di riattivare l’interesse di quegli armatori timorosi
nel tornare a investire nel mercato nautico. Il progettista deve dunque essere molto abile nell’avviare un percorso di ricerca molto serrato, cercando sempre il giusto equilibrio
tra il legame con la tradizione e la sperimentazione nei vari ambiti della progettazione. Deve riuscire a offrire delle nuove opportunità a un mercato che è di nuovo vergine e
bisognoso di essere stimolato per rimettersi in moto .

Ci descriva i due nuovi progetti per Ferretti Yachts, il Ferretti 450 e il Ferretti 850

Questo è un momento molto importante per Ferretti, che vive anch’esso un periodo di rinascita a livello di gamma, dopo il rallentamento dovuto alla
crisi. Il Ferretti 450 e il Ferretti 850 rappresentano sicuramente un’ulteriore dimostrazione di come il cantiere sta nuovamente investendo per creare contenuti nuovi capaci di riattivare l’appeal del marchio. Entrambe le barche sposano la filosofia, che appartiene sia al progettista sia all’azienda: riuscire ad attualizzare il prodotto in termini formali e stilistici senza perdere il legame con la storia del brand. Il Ferretti 450, in particolare, è un progetto lungo e complesso nel quale Ferretti ha investito moltissimo.

Abbiamo creato, per il 450, un layout flessibile che permette di coprire in maniera più completa le richieste di mercato con soluzioni a due o tre cabine e con una cabina armatoriale a centro barca realmente fullbeam. Nonostante le dimensioni ridotte della barca, gode di un’altezza confortevole. Con il Ferretti 450 abbiamo inoltre voluto dare vita a un prodotto portatore di un’immagine molto marina, sfruttando l’utilizzo di materiali naturali e colori molto tenui, che restituiscano una sensazione generale del benessere legato al mare. Anche le grandi trasparenze contribuiscono a questo tipo di immagine: favorire l’idea di vivere la barca a stretto contatto con il mare. Oggi la tendenza, che noi abbiamo cercato qui di invertire, è quella di progettare le imbarcazioni lontane dalla caratteristica immagine di barca, seguendo piuttosto l’idea
che esse debbano essere delle case galleggianti.

Per il progetto 94mt Teti come ha risolto la questione della costante ricerca di equilibrio tra spazi interni ed esterni

L’aspetto più importante di 94mt Teti è quello che riguarda la sperimentazione tipologica, cioè una ricerca che punta a rivedere e reinterpretare le tradizionali
impostazioni distributive che vengono date a barche di queste dimensioni e anche in generale, essendo quello dei rapporti tipologici l’ambito della nautica in cui si è innovato di meno. Spesso, quando si sale a bordo di un’imbarcazione, la sensazione è di conoscere già il percorso che si svolgerà all’interno, poiché sono tutte strutturate più o meno allo stesso modo. In particolare, questo accade per la relazione tra spazio interno ed esterno. Il Teti è dunque la testimonianza della volontà di ribaltare, a bordo dell’imbarcazione, alcune tradizioni. Seguendo la volontà di intensificare la relazione con lo spazio esteriore, nonostante i quasi 100 metri di lunghezza: dove solitamente, più le dimensioni crescono, più si tende ad allontanarsi dal mare, a bordo del Teti l’approccio è stato quello di aumentare le dimensioni pur mantenendo la relazione, fresca
e radicata, con il mare .

Abbiamo pensato l’Upper Deck come il punto nevralgico dello yacht, dove è concentrata la maggior parte delle attività a bordo e sul quale abbiamo creato uno scenario completamente nuovo: a poppa si trova la tradizionale terrazza con un ampio tavolo da pranzo e una zona piscina, mentre nella zona di prua un secondo ambiente si sviluppa in continuità con l’area dininig interna, creando poi una stretta connessione tra la zona salotto esterna e la seconda grande piscina, una sorta di grandissima terrazza al sole in una zona della barca dove normalmente non è previsto nulla di tutto questo. Inoltre, la possibilità di muoversi agevolmente tra i ponti esterni, permette di valorizzare gli spazi stessi, oltre a garantire un’assoluta privacy.

Nella nautica da diporto tra i termini più ricorrenti figurano ‘lusso’ e ‘innovazione’. Quale significato assumono per il progettista negli scenari futuri?

Trovo che si tratti di due argomenti molto delicati, poiché, dal mio punto di vista, del termine ‘lusso’ e del termine ‘innovazione’ c’è una sorta di abuso nell’ambito della nautica, spesso accompagnato da una cattiva interpretazione.

Al lusso, in particolare, viene spesso attribuita un’accezione negativa, considerandolo quasi un sinonimo di ‘elitario’. Al contrario, questo concetto dovrebbe avere secondo me un’interpretazione molto più profonda e legata alle cose semplici. Il semplice andare per mare è da considerare un lusso, o il lusso è una barca progettata in maniera intelligente, che consente di essere vissuta nel modo migliore. Si tratta della qualità della vita: per me, uno dei più grandi lussi è essere riuscito a costruirmi una casa e uno studio a cinque minuti di macchina di distanza tra loro, potendo così evitare il traffico in una città congestionata come Roma. Di questo il progettista deve tenere conto, cercando di slegare il termine dalla pura dimensione economica.

Per quanto riguarda l’innovazione in nautica, essa è, ad oggi, molto lontana. Si è fatta un po’ di ricerca, ma la storia ha dimostrato che la reale innovazione nella nautica forse ancora non c’è stata. Ci sono di certo state barche molto particolari, ma si è trattato di meteore. Qualcosa si è ottenuto nel campo della motorizzazione, con i motori ibridi soprattutto, ma altrove rimangono molte questioni in sospeso, si pensi soltanto a quella relativa ai materiali e al loro smaltimento. La reale innovazione è quella che conduce a un trapasso storico importante, qualcosa che non è fine a se stesso, ma permette di migliorare l’attualità di ciò che ruota intorno all’imbarcazione, e in questa direzione si dovrebbe muovere chi fa progettazione. I consumi e l’ecosostenibilità sono soltanto due degli esempi che si possono fare, ai quali la cultura
nautica non ha dato ancora la giusta interpretazione. Di innovazione si parla dunque molto, ma nella realtà siamo ancora molto lontani da essa.